venerdì 26 agosto 2011

Boing Boing

Boing boing boing..
Basterebbe questo. Ma approfondiamo.
Ieri siamo andate in un villaggio sperduto in mezzo ai monti che circondano Morogoro. La cosa di cui ci piace scrivere non è la meta, non è neanche il luogo in sè.. è la strada. La strada intesa come sabbia, terra rossa, sassi, sterpaglia, sole, nuvole.. ma anche la strada intesa come fatica.
E' stato un piacevole incubo arrivare fin lassù: una strada veramente improbabile. saltavamo come se fossimo sedute su tappeti elastici; ora come ora è difficle ricordare un tratto continuo di piano, era un susseguirsi di buche (e per buche si intentdono crateri di dimensioni cosmiche), pietroni abnormi, salite e discese continue. (Ovviamente l'asfalto era solo un ricordo lontano).
Tutto questo circondato da paesaggi splendidi. Alberi imponenti, arbusti secchi e quasi indisponenti e montagne sinuose come sfondo.
Si parlava di fatica... durante la strada (quasi un'ora e mezza per 20 km) abbiamo incrociato e incontrato molti uomini e ragazzi che con le loro biciclette trainate a mano trasportavano materiali di ogni tipo; donne che a piedi portavano pesi enormi sulla testa e i loro bimbi sulla schiena; bimbi e bimbe che, sempre a piedi, percorrevano queste distanze per tornare da scuola o che portavano le mandrie al pascolo.
Ovviamente le riflessioni sulla fatica sono state molteplici. Inutile parlare dei paragoni che sorgono spontanei.

GiuFra

1 commento:

  1. c'è solo la strada su cui puoi contare... buona continuazione di viaggio!

    gio

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