mercoledì 28 settembre 2011

Asante Sana Tanzania

Le valigie sono chiuse. Tutto sembra pronto..
GiuFra si appresta a lasciare il Tanzania. Ciò la scombussola non poco.
GiuFra non è pronta a scindere la sua personalità che l'ha tenuta unita per questo mese e mezzo e tornare ad essere Giulia e Francesca.
GiuFra guarda il soffitto e pensa che sopra ad esso c'è un cielo africano.. un cielo con la luna storta e con le costellazioni diverse, un cielo che ha sovrastato i suoi pensieri e le sue emozioni per un numero di giorni che a volte sembra elevato e che a volte sembra molto molto piccolo. Un cielo africano che non è pronta a lasciare, un cielo africano che però sa che potrà sempre ritrovare qui.
GiuFra è un po' triste, ma torna a casa veramente con un cuore (dai facciamo due) più ricco, più pieno, più felice e più nuovo se vogliamo.
GiuFra ha gli occhi pieni e ha un po' il timore di non riuscire con le parole a raccontare tutto ciò che a visto alla gente che incontrerà sotto il cielo europeo.
GiuFra ha scoperto di aver vissuto un'esperienza ed un pezzo di vita con due cervelli, quattro occhi, due bocche, quattro orecchie, due nasi..due cuori MA che a volte battevano quasi all'unisono per la gioia grande e stranamente simile che alcuni incontri e alcune scoperte le facevano provare.
GiuFra nell'ultimo post di questo strano blog non sa se scrivere un sacco di cose o se non scrivere proprio un bel niente; concludere questo blog inevitabilmente equivale a chiudere questo viaggio. Domani a quest'ora GiuFra sarà a Padova, ma sarà capace di sentirsi a casa? Molto probabilmente e giustamente sì, ma a GiuFra piace pensare di avere casa ormai in molti posti: una a Padova e molte qui in Tanzania.

GiuFra

P.S. Bessi stanotte ci è apparsa in sogno. Ahn.. vi avevamo detto che alla fine GiuFra l'aveva violentemente trucidata? Ah ah ah (risata satanica)

P.P.S. Si ringrazia per la partecipazione: Giufra, Ci, Bruno, Clelia, Cinzia, Bessi, Nessy, Arturo e Gertrude, Jhonny, Froggy, Joeffry, Zigulì, Cricchio, Grisù, Romeo e Giulietta.

domenica 25 settembre 2011

Kwa Heri Watoto Yatima

GiuFra non vorrebbe risultare antipatica ai più, ma in questo momento vi scrive sotto un cielo stellato sulla candida spiaggia in riva all'Oceano.

Detto questo.. la nostalgia comincia a farsi sentire.
Ieri GiuFra ha lasciato l'Orfanotrofio di Tosamaganga definitivamente (per quest'anno ihihih) e insieme al luogo, alle mura, all'aria, alla terra, alle montagne, alla biancheria stesa (più per terra che sui fili), all'ugali e il kuku, alle suorette, alla strada sassosa, al suo sasso, ai letti cigolanti, ai topi, alle rane, ai cani incazzosi, alle mucche-alieno, al freddo della sera, ai dala-dala, alle giacarande, soprattutto ai bimbi....ha lasciato un pezzettino (non troppo -ino) del suo cuore lì.

GiuFra non trova le parole adatte per spiegare ciò che un po' le attanaglia il cuore ora. Ma forse il concetto più facile da esplicare è.... mancano i dettagli! mancano le piccole cose e le abitudini prese; mancano le voci familiari.. quella dolce e tranquilla di Suor Elena, quella stridente di Suor Nanni, quella buffa di Suor Bibi, quella ironica e ridente di Suor Valeria, la risata di Suor Arancione..; mancano le corse dei bimbi che quasi ti si schiantavano addosso per accoglierti; mancano i bans scout imparati sbagliati e quindi storpiati dai bambini; mancano i muri colorati; manca il nostro capire l'ora dalla temperatura esterna; manca la notte che arriva così tempestivamente e se ne va in silenzio; manca l'albero sotto cui si stendono kilometri di "pannolini" e vestitini; manca la giostrina rotta ma assai utilizzata; mancano le chiacchere sul sasso al tramonto tra GiuFra e Ci; manca la corrente che manca; mancano gli amici Masai; manca l'Hasty Tasty; mancano i sambusa; mancano le passeggiate per Iringa; manca il bagno del Neema Craft; mancano i lecca lecca anomali; mancano i venditori assillanti ma simpatici; manca l'accoglienza; mancano certi sguardi ben precisi; manca il caldo; manca il freddo; manca il Kwa jina na Baba, na Mwana, na Roho Mtakatifu, Amina; manca il "Usiku Mwema.. Sogni D'oro"; manca lo stato d'animo con cui GiuFra si alzava la mattina e andava a letto la sera.... insomma, manca tutto. inutile andare avanti a scrivere. Manca, ma non mancherà per molto: il prossimo aereo arriverà a Venezia, ma quello dopo riatterrerà a Dar.  :D

GiuFra

mercoledì 21 settembre 2011

Chakula Chema!

"Ogni mattina in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre."


Corriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii...  ma lui non ce l'ha fatta. Era il cugino di Bruno. GiuFra ha visto il leone e la sua prole rosicchiare avidamete le costole di Igor.
Stamattina GiuFra ha mandato un telegramma al Mikumi National Park per dare la brutta notizia a Bruno: suo cugino Igor, in data 20.09.2011 è deceduto, causa leoni, al Ruaha National Park.

GiuFra ha passato due entusiasmanti giorni al Parco con Issau, il fedelissimo, simpaticissimo e coraggiosissimo driver. Li ha visti tutti. Taaaante bestiole. ....innocue e non....

Ore 23.57. Catapecchia che ospitava GiuFra. "Toc-Toc... oh, pole pole!!" Due estremi sconosciuti sono entrati sbagliando catapecchia. a quel punto GiuFra, sveglia, si accorge di dover (urgentemente) andare in bagno. Inciso:il bagno era ad una cinquantina di metri in piena savana, in pieno buio, in piena notte, in pieni rumori molesti animaleschi. Armata di simil coraggio e simil torcia si inoltra. (non ha ancora capito se era proibito o meno uscire dalla camera di notte..ma quando natura chiama..). Mentre una parte di GiuFra (che non espliciteremo sempre per la solita barbosa questione della privacy) espelleva il dovuto...l'altra parte se la faceva addosso per motivi diversi: c'era (ancora da provare) una coppia di ippopotami giganti a meno di 5 metri che o litigavano di brutto o facevano all'amore molto rumorosamente. Fattostà che la solitudine non ha aiutato.
Il ritorno alla catapecchia lo lasciamo solo immaginare.

Sveglia cinque ore dopo. Con Issau carico e sprintoso GiuFra, a bordo della sua jeep, è partita per vedere il sole sorgere. Uno spettacolo inimmaginabile... fra baobab, gazzelle e la natura più selvaggia qull'enorme palla rossa sembrava estremamente padrona e a suo agio.
Mezz'ora dopo GiuFra era a due metri da un leone che si leccava i baffi dopo aver banchettato con il suddetto Igor. Alle sue spalle la famiglia al completo stava finendo di ripulire le ossa. Uno spettacolo splendido e raccapricciante (neanche troppo).

GiuFra è tornata davvero con gli occhi pieni. Pieni di natura, animali, aria, terra, sole... pieni.

Persino il leopardo si è degnato di mostrarsi all'allegra compagnia dei tre avventurieri. (Tizi non svenire!). E via via... gazzelle, impala, antilopi, scimmie, sciacalli, iene, facoceri, dik-dik, giraffe, kudu, elefanti, uccelli vari, zebre, ippopotami, coccodrilli, iguane, suricate, manguste, aquile, cicogne, faraone, trampolieri, leoni, leonesse, struzzi, avvoltoi, scorpioni, babbuini... e chi più ne ha più ne metta!

Per fortuna Igor si è sacrificato e GiuFra è qui per poter raccontare! :)

GiuFra

domenica 18 settembre 2011

Mgega

Come sempre i villaggi non sono mai a portata di mano!
Venerdì mattina GiuFra è andata con Padre Ruben (un pazzo missionario molto in gamba) a Mgega, villaggio Masai a 45 Kilometri da Iringa ( 2 ore di macchina..vedi Boing-Boing).
Dopo questo viaggio che ci ha fatto giungere impolverate, con le chiappe a pezzi, ma con il cuore pronto.. l'accoglienza è stata splendida. Nel pezzo più selvaggio della strada Ruben, apparentemente senza motivo, ha cominciato a suonare il clacson. Improvvisamente dai fitti rovi è emersa una decina di persone; prevalentemente donne e bambini che stavano facendo legna. Nella loro bellezza indescrivibile e nella loro dignità palpabile, si sono avvicinati alla macchina e ci hanno salutati prendendoci le mani, facendo un inchino e mostrando un umile e sincero sorriso (con qualche dente mancante. Segno di importanza da adulti è togliersi un dente). Questa loro reverenzialità nei confronti dell'uomo bianco ci mette spesso in difficoltà. La nostra sensazione è che dovremmo essere noi a dire grazie, a sentirci ospitate e accolte..ed è così. Ma è come se loro non lo accettassero, ringraziano e sorridono con un'onestà e un affetto che ci sconvolge e commuove.
Il nostro scopo era far Messa e la Chiesa che ci ha ospitato era un insieme di lamiere bollenti con un tetto assai precario. Ma la Messa probabilmente è stata ben più intensa di una fatta in una Cattedrale.
Una volta fuori dalla "Chiesa", inizialmente con vergogna e timidezza poi sempre più intraprendenti, sono venuti a chiederci di fare delle foto. E' stato bello vedere che erano le donne ad avvicinarci con il desiderio di avere una foto con i propri figli. In tutto questo gli uomini non si sono visti (ma sono così belli che anche da lontano hanno sortito il loro effetto per gli occhi di GiuFra).
Il quel villaggio il caldo era davvero asfissiante e questo l'abbiamo sentito ancora di più quando Ruben ci ha spiegato che la fonte d'acqua più vicina era ad una trentina di kilometri. Anche la povertà era esplicità.. nell'abbigliamento essenziale (per non dire insufficiente), nelle capanne che dovrebbero fungere da case e in molte altre piccole cose. Ma quello che GiuFra ha visto nei loro occhi e nei loro sguardi era tutt'altro che povertà. Una ricchezza venuta da non si sa dove.

GiuFra




giovedì 15 settembre 2011

Iringa: la città viola

Ormai GiuFra si sente un'abitante di Iringa. Questa città l'ha accolta e l'ha assorbita. E' bello il fatto di sentirci abitudinarie in alcune cose in una città non nostra. Prendere il Dala-Dala dall'ospedale di Ipamba quasi tutti i giorni, salutare l'autista e il suo compare come fossero amici, sedersi tra la gente che va al lavoro o in città, fa sentire GiuFra parte di questo posto..parte di alcune semplici abitudini. Ed è bello il fatto che da novità queste cose si siano trasformate in esaltante quotidianità.
Iringa per GiuFra ha ancora molte strade sconosciute e molti posti da scovare, ma sono proprio questi luoghi ad attirarla ogni giorno e fargliela scoprire ed amare. Avere dei punti di riferimento fa credere a GiuFra di essere a casa e soprattutto le permette di potersi perdere o tentare di perdersi..ritrovando poi sempre la strada giusta.
Ogni volta è un tuffo nel viola arrivare a Iringa. Dal Dala-Dala GiuFra capisce subito di essere giunta a destinazione nel momento in cui si accorge di essere circondata da queste splendide Jacarande: alberi che in questa stagione sembrano dei grossi puff viola..trasmettendo persino il senso di morbidezza :). Che bellezza!!
Iringa è una città caotica e al tempo stesso rilassata..un po' come tutta l'Africa forse. C'è tanta gente in tutte le strade, in tutti i negozi, in tutti i mercati, in tutti i Dala-Dala...e a tutte le ore. E' una città viva. E' una città in movimento. E' una città in piena crescita: piano piano, anno dopo anno, sulle colline che formano e circondano la città, si stanno costruendo sempre pià abitazioni, scuole, moschee, chiese e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, GiuFra qui sta bene e a casa non torna. Ciao.
Soprattutto perchè ormai ha la sua fonte di Birra e Sambusa di fiducia!
E' stato un piacere.

GiuFra

domenica 11 settembre 2011

-Bagno! -Panya?! Panyaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

La giornata di ieri ha visto un nuovo incontro nella per niente sola vita di GiuFra.

- Non verrà specificata quale delle due entità di GiuFra ha vissuto questa esperienza per non violare i diritti della privacy-

GiuFra era intenta a far pipì, quando ad un tratto dai secchi accumulati sotto il lavabo, esce sfrecciando un simpatico topolino. Ci sarebbe da riflettere sia sul termine simpatico sia sul temine topolino!
GiuFra, presa da sgomento, guardava allibita Zigulì che faceva avanti e indietro come un isterico davanti alla porta. Voleva forse uscire?
Di sicuro GiuFra dalla sua posizione non poteva aprirgli l'uscio. Lui terrorizzato è tornato a nascondersi, dando così il tempo a GiuFra di scappare.
La parte più divertente della vicenda è avvenuta durante la cena: GiuFra dice - C'è un topo nel bagno!- le sisters, pur non conoscendo l'italiano hanno capito pensando che GiuFra con bagno volesse dire Panya. A quel punto le comiche! Hanno cominciato a chiedere con veemenza - L'hai uscciso, vero?!- alla risposta negativa stupore allucinato. GiuFra avrebbe dovuto uccidere Zigulì a sangue freddo..
A quel punto GiuFra con Sister Elena, la suora più coraggiosa, è corsa nel luogo del primo incontro per rintracciare il clandestino fuggitivo (sperando in realtà di non trovarlo per non assistere al suo massacro da parte di una dolce e carina suora apparentemente innocente).
Zigulì , per la fortuna di Giufra, ma soprattutto per la sua fortuna, era sparito!

GiuFra approfitta di questo racconto per presentarvi altri due amici.

Froggy: Specie. Boh.. similrana (anche se GiuFra è sempre meno convinta)
Come l'abbiamo conosciuta. Una notte di mezz'inverno GiuFra è stata disturbata da un flebile "Graa". -GiuFra sei stata tu?-No,Giufra, pensavo fossi stata tu!- (ancora non esisteva Ci a cui avremmo dato sicuramente la colpa!) Panico.
Al momento non l'abbiamo avvistata, GiuFra specchiandosi se n'è accorta la mattina dopo.
Di fianco allo specchio appeso al muro c'era una cosina bianca lunga massimo 1.5 cm. Lì appensa contro la legge di gravità, non si è più mossa da una settimana a questa parte. GiuFra sa che è viva solo perchè ogni tanto fa sentire la sua vocina (in realtà GiuFra si è imposta di credere che sia viva per non immaginare dove sia la cosa che fa quel rumore ogni notte).


Joeffry. Specie. Non identificata. Posizione. Zanzariera di GiuFra
Come l'abbiamo conosciuto. Joeffry era lì aggrappato comodamente con le sue lunghe e innumerevoli zampe e la corazza da armadillo.
La parte coraggiosa di GiuFra prende due bacinelle, una la mette sotto il deretano di Joeffry e con l'altra, con un gesto deciso, lo spinge dentro la prima e lo copre. Incapace di fare ciò che aveva fatto con Bessi (non vi abbiamo poi detto che fine ha fatto Bessi vero?...) porta fuori le bacinelle in pigiama (non vi abbiamo mai detto quanto freddo fa qui di notte) e senza farsi scoprire abbandona Joeffry alla sua libertà.


GiuFra