L'acqua. Il centro di questi luoghi. E' un bene così raro da essere il fulcro dei pensieri e delle giornate di ogni individuo.
L'altro giorno GiuFra è andata nell'unica fonte naturale presente su questo vastissimo territorio: un laghetto la cui abbondanza muta a seconda dei capricci delle stagioni. Quell'acqua, pur non potendo essere considerata da noi potabile, viene usata per animali e persone (cucina, lavaggio e anche dissetamento). Andare in quel luogo è stato molto bello, ma allo stesso tempo ci siamo sentite estremamente fuori posto; per loro infatti quello è un luogo di vita, nel vero senso della parola. E' anche un punto di incontro di persone da villaggi diversi. Ci sono bimbi che giocano e scherzano nell'attendere il loro turno, donne che chiaccherano lavando i panni, uomini che si aiutano l'un l'altro nel passarsi le taniche e nel riempirle. Dopo tutto questo c'è la fatica di riportare l'acqua nella propria casa, percorrendo strade polverose a piedi o in bicicletta. Nella sfortuna oggettiva la maggior parte di queste persone si considerano fortunate perchè ce ne sono altre che hanno distanze molto ma molto più lunghe da percorrere per raggiungere la fonte d'acqua più vicina. Ad esempio oggi GiuFra è stata in un villaggio (Ipululu) dal quale ogni giorno i pastori partono con le loro mandrie di vacche o capre per portarle a bere: ci mettono 5 ore ad andare e 5 a tornare. La giornata praticamente.
Ovviamente l'acqua diventa l'argomento principe di conversazione quando incontriamo maestri o capi villaggio durante le nostre visite. Vedendo due wazungu la prima cosa che viene loro in mente è chiedere aiuto per la loro necessità più impellente.
GiuFra
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