Le valigie sono chiuse. Tutto sembra pronto..
GiuFra si appresta a lasciare il Tanzania. Ciò la scombussola non poco.
GiuFra non è pronta a scindere la sua personalità che l'ha tenuta unita per questo mese e mezzo e tornare ad essere Giulia e Francesca.
GiuFra guarda il soffitto e pensa che sopra ad esso c'è un cielo africano.. un cielo con la luna storta e con le costellazioni diverse, un cielo che ha sovrastato i suoi pensieri e le sue emozioni per un numero di giorni che a volte sembra elevato e che a volte sembra molto molto piccolo. Un cielo africano che non è pronta a lasciare, un cielo africano che però sa che potrà sempre ritrovare qui.
GiuFra è un po' triste, ma torna a casa veramente con un cuore (dai facciamo due) più ricco, più pieno, più felice e più nuovo se vogliamo.
GiuFra ha gli occhi pieni e ha un po' il timore di non riuscire con le parole a raccontare tutto ciò che a visto alla gente che incontrerà sotto il cielo europeo.
GiuFra ha scoperto di aver vissuto un'esperienza ed un pezzo di vita con due cervelli, quattro occhi, due bocche, quattro orecchie, due nasi..due cuori MA che a volte battevano quasi all'unisono per la gioia grande e stranamente simile che alcuni incontri e alcune scoperte le facevano provare.
GiuFra nell'ultimo post di questo strano blog non sa se scrivere un sacco di cose o se non scrivere proprio un bel niente; concludere questo blog inevitabilmente equivale a chiudere questo viaggio. Domani a quest'ora GiuFra sarà a Padova, ma sarà capace di sentirsi a casa? Molto probabilmente e giustamente sì, ma a GiuFra piace pensare di avere casa ormai in molti posti: una a Padova e molte qui in Tanzania.
GiuFra
P.S. Bessi stanotte ci è apparsa in sogno. Ahn.. vi avevamo detto che alla fine GiuFra l'aveva violentemente trucidata? Ah ah ah (risata satanica)
P.P.S. Si ringrazia per la partecipazione: Giufra, Ci, Bruno, Clelia, Cinzia, Bessi, Nessy, Arturo e Gertrude, Jhonny, Froggy, Joeffry, Zigulì, Cricchio, Grisù, Romeo e Giulietta.
mercoledì 28 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
Kwa Heri Watoto Yatima
GiuFra non vorrebbe risultare antipatica ai più, ma in questo momento vi scrive sotto un cielo stellato sulla candida spiaggia in riva all'Oceano.
Detto questo.. la nostalgia comincia a farsi sentire.
Ieri GiuFra ha lasciato l'Orfanotrofio di Tosamaganga definitivamente (per quest'anno ihihih) e insieme al luogo, alle mura, all'aria, alla terra, alle montagne, alla biancheria stesa (più per terra che sui fili), all'ugali e il kuku, alle suorette, alla strada sassosa, al suo sasso, ai letti cigolanti, ai topi, alle rane, ai cani incazzosi, alle mucche-alieno, al freddo della sera, ai dala-dala, alle giacarande, soprattutto ai bimbi....ha lasciato un pezzettino (non troppo -ino) del suo cuore lì.
GiuFra non trova le parole adatte per spiegare ciò che un po' le attanaglia il cuore ora. Ma forse il concetto più facile da esplicare è.... mancano i dettagli! mancano le piccole cose e le abitudini prese; mancano le voci familiari.. quella dolce e tranquilla di Suor Elena, quella stridente di Suor Nanni, quella buffa di Suor Bibi, quella ironica e ridente di Suor Valeria, la risata di Suor Arancione..; mancano le corse dei bimbi che quasi ti si schiantavano addosso per accoglierti; mancano i bans scout imparati sbagliati e quindi storpiati dai bambini; mancano i muri colorati; manca il nostro capire l'ora dalla temperatura esterna; manca la notte che arriva così tempestivamente e se ne va in silenzio; manca l'albero sotto cui si stendono kilometri di "pannolini" e vestitini; manca la giostrina rotta ma assai utilizzata; mancano le chiacchere sul sasso al tramonto tra GiuFra e Ci; manca la corrente che manca; mancano gli amici Masai; manca l'Hasty Tasty; mancano i sambusa; mancano le passeggiate per Iringa; manca il bagno del Neema Craft; mancano i lecca lecca anomali; mancano i venditori assillanti ma simpatici; manca l'accoglienza; mancano certi sguardi ben precisi; manca il caldo; manca il freddo; manca il Kwa jina na Baba, na Mwana, na Roho Mtakatifu, Amina; manca il "Usiku Mwema.. Sogni D'oro"; manca lo stato d'animo con cui GiuFra si alzava la mattina e andava a letto la sera.... insomma, manca tutto. inutile andare avanti a scrivere. Manca, ma non mancherà per molto: il prossimo aereo arriverà a Venezia, ma quello dopo riatterrerà a Dar. :D
GiuFra
Detto questo.. la nostalgia comincia a farsi sentire.
Ieri GiuFra ha lasciato l'Orfanotrofio di Tosamaganga definitivamente (per quest'anno ihihih) e insieme al luogo, alle mura, all'aria, alla terra, alle montagne, alla biancheria stesa (più per terra che sui fili), all'ugali e il kuku, alle suorette, alla strada sassosa, al suo sasso, ai letti cigolanti, ai topi, alle rane, ai cani incazzosi, alle mucche-alieno, al freddo della sera, ai dala-dala, alle giacarande, soprattutto ai bimbi....ha lasciato un pezzettino (non troppo -ino) del suo cuore lì.
GiuFra non trova le parole adatte per spiegare ciò che un po' le attanaglia il cuore ora. Ma forse il concetto più facile da esplicare è.... mancano i dettagli! mancano le piccole cose e le abitudini prese; mancano le voci familiari.. quella dolce e tranquilla di Suor Elena, quella stridente di Suor Nanni, quella buffa di Suor Bibi, quella ironica e ridente di Suor Valeria, la risata di Suor Arancione..; mancano le corse dei bimbi che quasi ti si schiantavano addosso per accoglierti; mancano i bans scout imparati sbagliati e quindi storpiati dai bambini; mancano i muri colorati; manca il nostro capire l'ora dalla temperatura esterna; manca la notte che arriva così tempestivamente e se ne va in silenzio; manca l'albero sotto cui si stendono kilometri di "pannolini" e vestitini; manca la giostrina rotta ma assai utilizzata; mancano le chiacchere sul sasso al tramonto tra GiuFra e Ci; manca la corrente che manca; mancano gli amici Masai; manca l'Hasty Tasty; mancano i sambusa; mancano le passeggiate per Iringa; manca il bagno del Neema Craft; mancano i lecca lecca anomali; mancano i venditori assillanti ma simpatici; manca l'accoglienza; mancano certi sguardi ben precisi; manca il caldo; manca il freddo; manca il Kwa jina na Baba, na Mwana, na Roho Mtakatifu, Amina; manca il "Usiku Mwema.. Sogni D'oro"; manca lo stato d'animo con cui GiuFra si alzava la mattina e andava a letto la sera.... insomma, manca tutto. inutile andare avanti a scrivere. Manca, ma non mancherà per molto: il prossimo aereo arriverà a Venezia, ma quello dopo riatterrerà a Dar. :D
GiuFra
mercoledì 21 settembre 2011
Chakula Chema!
"Ogni mattina in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre."
Corriiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii... ma lui non ce l'ha fatta. Era il cugino di Bruno. GiuFra ha visto il leone e la sua prole rosicchiare avidamete le costole di Igor.
Stamattina GiuFra ha mandato un telegramma al Mikumi National Park per dare la brutta notizia a Bruno: suo cugino Igor, in data 20.09.2011 è deceduto, causa leoni, al Ruaha National Park.
Stamattina GiuFra ha mandato un telegramma al Mikumi National Park per dare la brutta notizia a Bruno: suo cugino Igor, in data 20.09.2011 è deceduto, causa leoni, al Ruaha National Park.
GiuFra ha passato due entusiasmanti giorni al Parco con Issau, il fedelissimo, simpaticissimo e coraggiosissimo driver. Li ha visti tutti. Taaaante bestiole. ....innocue e non....
Ore 23.57. Catapecchia che ospitava GiuFra. "Toc-Toc... oh, pole pole!!" Due estremi sconosciuti sono entrati sbagliando catapecchia. a quel punto GiuFra, sveglia, si accorge di dover (urgentemente) andare in bagno. Inciso:il bagno era ad una cinquantina di metri in piena savana, in pieno buio, in piena notte, in pieni rumori molesti animaleschi. Armata di simil coraggio e simil torcia si inoltra. (non ha ancora capito se era proibito o meno uscire dalla camera di notte..ma quando natura chiama..). Mentre una parte di GiuFra (che non espliciteremo sempre per la solita barbosa questione della privacy) espelleva il dovuto...l'altra parte se la faceva addosso per motivi diversi: c'era (ancora da provare) una coppia di ippopotami giganti a meno di 5 metri che o litigavano di brutto o facevano all'amore molto rumorosamente. Fattostà che la solitudine non ha aiutato.
Il ritorno alla catapecchia lo lasciamo solo immaginare.
Sveglia cinque ore dopo. Con Issau carico e sprintoso GiuFra, a bordo della sua jeep, è partita per vedere il sole sorgere. Uno spettacolo inimmaginabile... fra baobab, gazzelle e la natura più selvaggia qull'enorme palla rossa sembrava estremamente padrona e a suo agio.
Mezz'ora dopo GiuFra era a due metri da un leone che si leccava i baffi dopo aver banchettato con il suddetto Igor. Alle sue spalle la famiglia al completo stava finendo di ripulire le ossa. Uno spettacolo splendido e raccapricciante (neanche troppo).
GiuFra è tornata davvero con gli occhi pieni. Pieni di natura, animali, aria, terra, sole... pieni.
Persino il leopardo si è degnato di mostrarsi all'allegra compagnia dei tre avventurieri. (Tizi non svenire!). E via via... gazzelle, impala, antilopi, scimmie, sciacalli, iene, facoceri, dik-dik, giraffe, kudu, elefanti, uccelli vari, zebre, ippopotami, coccodrilli, iguane, suricate, manguste, aquile, cicogne, faraone, trampolieri, leoni, leonesse, struzzi, avvoltoi, scorpioni, babbuini... e chi più ne ha più ne metta!
Per fortuna Igor si è sacrificato e GiuFra è qui per poter raccontare! :)
GiuFra
domenica 18 settembre 2011
Mgega
Come sempre i villaggi non sono mai a portata di mano!
Venerdì mattina GiuFra è andata con Padre Ruben (un pazzo missionario molto in gamba) a Mgega, villaggio Masai a 45 Kilometri da Iringa ( 2 ore di macchina..vedi Boing-Boing).
Dopo questo viaggio che ci ha fatto giungere impolverate, con le chiappe a pezzi, ma con il cuore pronto.. l'accoglienza è stata splendida. Nel pezzo più selvaggio della strada Ruben, apparentemente senza motivo, ha cominciato a suonare il clacson. Improvvisamente dai fitti rovi è emersa una decina di persone; prevalentemente donne e bambini che stavano facendo legna. Nella loro bellezza indescrivibile e nella loro dignità palpabile, si sono avvicinati alla macchina e ci hanno salutati prendendoci le mani, facendo un inchino e mostrando un umile e sincero sorriso (con qualche dente mancante. Segno di importanza da adulti è togliersi un dente). Questa loro reverenzialità nei confronti dell'uomo bianco ci mette spesso in difficoltà. La nostra sensazione è che dovremmo essere noi a dire grazie, a sentirci ospitate e accolte..ed è così. Ma è come se loro non lo accettassero, ringraziano e sorridono con un'onestà e un affetto che ci sconvolge e commuove.
Il nostro scopo era far Messa e la Chiesa che ci ha ospitato era un insieme di lamiere bollenti con un tetto assai precario. Ma la Messa probabilmente è stata ben più intensa di una fatta in una Cattedrale.
Una volta fuori dalla "Chiesa", inizialmente con vergogna e timidezza poi sempre più intraprendenti, sono venuti a chiederci di fare delle foto. E' stato bello vedere che erano le donne ad avvicinarci con il desiderio di avere una foto con i propri figli. In tutto questo gli uomini non si sono visti (ma sono così belli che anche da lontano hanno sortito il loro effetto per gli occhi di GiuFra).
Il quel villaggio il caldo era davvero asfissiante e questo l'abbiamo sentito ancora di più quando Ruben ci ha spiegato che la fonte d'acqua più vicina era ad una trentina di kilometri. Anche la povertà era esplicità.. nell'abbigliamento essenziale (per non dire insufficiente), nelle capanne che dovrebbero fungere da case e in molte altre piccole cose. Ma quello che GiuFra ha visto nei loro occhi e nei loro sguardi era tutt'altro che povertà. Una ricchezza venuta da non si sa dove.
GiuFra
Venerdì mattina GiuFra è andata con Padre Ruben (un pazzo missionario molto in gamba) a Mgega, villaggio Masai a 45 Kilometri da Iringa ( 2 ore di macchina..vedi Boing-Boing).
Dopo questo viaggio che ci ha fatto giungere impolverate, con le chiappe a pezzi, ma con il cuore pronto.. l'accoglienza è stata splendida. Nel pezzo più selvaggio della strada Ruben, apparentemente senza motivo, ha cominciato a suonare il clacson. Improvvisamente dai fitti rovi è emersa una decina di persone; prevalentemente donne e bambini che stavano facendo legna. Nella loro bellezza indescrivibile e nella loro dignità palpabile, si sono avvicinati alla macchina e ci hanno salutati prendendoci le mani, facendo un inchino e mostrando un umile e sincero sorriso (con qualche dente mancante. Segno di importanza da adulti è togliersi un dente). Questa loro reverenzialità nei confronti dell'uomo bianco ci mette spesso in difficoltà. La nostra sensazione è che dovremmo essere noi a dire grazie, a sentirci ospitate e accolte..ed è così. Ma è come se loro non lo accettassero, ringraziano e sorridono con un'onestà e un affetto che ci sconvolge e commuove.
Il nostro scopo era far Messa e la Chiesa che ci ha ospitato era un insieme di lamiere bollenti con un tetto assai precario. Ma la Messa probabilmente è stata ben più intensa di una fatta in una Cattedrale.
Una volta fuori dalla "Chiesa", inizialmente con vergogna e timidezza poi sempre più intraprendenti, sono venuti a chiederci di fare delle foto. E' stato bello vedere che erano le donne ad avvicinarci con il desiderio di avere una foto con i propri figli. In tutto questo gli uomini non si sono visti (ma sono così belli che anche da lontano hanno sortito il loro effetto per gli occhi di GiuFra).
Il quel villaggio il caldo era davvero asfissiante e questo l'abbiamo sentito ancora di più quando Ruben ci ha spiegato che la fonte d'acqua più vicina era ad una trentina di kilometri. Anche la povertà era esplicità.. nell'abbigliamento essenziale (per non dire insufficiente), nelle capanne che dovrebbero fungere da case e in molte altre piccole cose. Ma quello che GiuFra ha visto nei loro occhi e nei loro sguardi era tutt'altro che povertà. Una ricchezza venuta da non si sa dove.
GiuFra
giovedì 15 settembre 2011
Iringa: la città viola
Ormai GiuFra si sente un'abitante di Iringa. Questa città l'ha accolta e l'ha assorbita. E' bello il fatto di sentirci abitudinarie in alcune cose in una città non nostra. Prendere il Dala-Dala dall'ospedale di Ipamba quasi tutti i giorni, salutare l'autista e il suo compare come fossero amici, sedersi tra la gente che va al lavoro o in città, fa sentire GiuFra parte di questo posto..parte di alcune semplici abitudini. Ed è bello il fatto che da novità queste cose si siano trasformate in esaltante quotidianità.
Iringa per GiuFra ha ancora molte strade sconosciute e molti posti da scovare, ma sono proprio questi luoghi ad attirarla ogni giorno e fargliela scoprire ed amare. Avere dei punti di riferimento fa credere a GiuFra di essere a casa e soprattutto le permette di potersi perdere o tentare di perdersi..ritrovando poi sempre la strada giusta.
Ogni volta è un tuffo nel viola arrivare a Iringa. Dal Dala-Dala GiuFra capisce subito di essere giunta a destinazione nel momento in cui si accorge di essere circondata da queste splendide Jacarande: alberi che in questa stagione sembrano dei grossi puff viola..trasmettendo persino il senso di morbidezza :). Che bellezza!!
Iringa è una città caotica e al tempo stesso rilassata..un po' come tutta l'Africa forse. C'è tanta gente in tutte le strade, in tutti i negozi, in tutti i mercati, in tutti i Dala-Dala...e a tutte le ore. E' una città viva. E' una città in movimento. E' una città in piena crescita: piano piano, anno dopo anno, sulle colline che formano e circondano la città, si stanno costruendo sempre pià abitazioni, scuole, moschee, chiese e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, GiuFra qui sta bene e a casa non torna. Ciao.
Soprattutto perchè ormai ha la sua fonte di Birra e Sambusa di fiducia!
E' stato un piacere.
GiuFra
Iringa per GiuFra ha ancora molte strade sconosciute e molti posti da scovare, ma sono proprio questi luoghi ad attirarla ogni giorno e fargliela scoprire ed amare. Avere dei punti di riferimento fa credere a GiuFra di essere a casa e soprattutto le permette di potersi perdere o tentare di perdersi..ritrovando poi sempre la strada giusta.
Ogni volta è un tuffo nel viola arrivare a Iringa. Dal Dala-Dala GiuFra capisce subito di essere giunta a destinazione nel momento in cui si accorge di essere circondata da queste splendide Jacarande: alberi che in questa stagione sembrano dei grossi puff viola..trasmettendo persino il senso di morbidezza :). Che bellezza!!
Iringa è una città caotica e al tempo stesso rilassata..un po' come tutta l'Africa forse. C'è tanta gente in tutte le strade, in tutti i negozi, in tutti i mercati, in tutti i Dala-Dala...e a tutte le ore. E' una città viva. E' una città in movimento. E' una città in piena crescita: piano piano, anno dopo anno, sulle colline che formano e circondano la città, si stanno costruendo sempre pià abitazioni, scuole, moschee, chiese e chi più ne ha più ne metta.
Insomma, GiuFra qui sta bene e a casa non torna. Ciao.
Soprattutto perchè ormai ha la sua fonte di Birra e Sambusa di fiducia!
E' stato un piacere.
GiuFra
lunedì 12 settembre 2011
Colonna Sonora
Il Viaggiatore - Mercanti di Liquore
La Bella Vita - Jovanotti
La Porta dei Sogni - Ligabue
Il Cerchio della Vita - Il Re Leone
Ho Ancora la Forza - Ligabue
Mani
Danza La Vita
Asante Sana Cocco Banana - Il Re Leone
Apecar - Mercanti di Liquore
Tanzania-e - Zecchino D'Oro '95
Integreremo via via..
GiuFra
domenica 11 settembre 2011
-Bagno! -Panya?! Panyaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
La giornata di ieri ha visto un nuovo incontro nella per niente sola vita di GiuFra.
- Non verrà specificata quale delle due entità di GiuFra ha vissuto questa esperienza per non violare i diritti della privacy-
GiuFra era intenta a far pipì, quando ad un tratto dai secchi accumulati sotto il lavabo, esce sfrecciando un simpatico topolino. Ci sarebbe da riflettere sia sul termine simpatico sia sul temine topolino!
GiuFra, presa da sgomento, guardava allibita Zigulì che faceva avanti e indietro come un isterico davanti alla porta. Voleva forse uscire?
Di sicuro GiuFra dalla sua posizione non poteva aprirgli l'uscio. Lui terrorizzato è tornato a nascondersi, dando così il tempo a GiuFra di scappare.
La parte più divertente della vicenda è avvenuta durante la cena: GiuFra dice - C'è un topo nel bagno!- le sisters, pur non conoscendo l'italiano hanno capito pensando che GiuFra con bagno volesse dire Panya. A quel punto le comiche! Hanno cominciato a chiedere con veemenza - L'hai uscciso, vero?!- alla risposta negativa stupore allucinato. GiuFra avrebbe dovuto uccidere Zigulì a sangue freddo..
A quel punto GiuFra con Sister Elena, la suora più coraggiosa, è corsa nel luogo del primo incontro per rintracciare il clandestino fuggitivo (sperando in realtà di non trovarlo per non assistere al suo massacro da parte di una dolce e carina suora apparentemente innocente).
Zigulì , per la fortuna di Giufra, ma soprattutto per la sua fortuna, era sparito!
GiuFra approfitta di questo racconto per presentarvi altri due amici.
Froggy: Specie. Boh.. similrana (anche se GiuFra è sempre meno convinta)
Come l'abbiamo conosciuta. Una notte di mezz'inverno GiuFra è stata disturbata da un flebile "Graa". -GiuFra sei stata tu?-No,Giufra, pensavo fossi stata tu!- (ancora non esisteva Ci a cui avremmo dato sicuramente la colpa!) Panico.
Al momento non l'abbiamo avvistata, GiuFra specchiandosi se n'è accorta la mattina dopo.
Di fianco allo specchio appeso al muro c'era una cosina bianca lunga massimo 1.5 cm. Lì appensa contro la legge di gravità, non si è più mossa da una settimana a questa parte. GiuFra sa che è viva solo perchè ogni tanto fa sentire la sua vocina (in realtà GiuFra si è imposta di credere che sia viva per non immaginare dove sia la cosa che fa quel rumore ogni notte).
Joeffry. Specie. Non identificata. Posizione. Zanzariera di GiuFra
Come l'abbiamo conosciuto. Joeffry era lì aggrappato comodamente con le sue lunghe e innumerevoli zampe e la corazza da armadillo.
La parte coraggiosa di GiuFra prende due bacinelle, una la mette sotto il deretano di Joeffry e con l'altra, con un gesto deciso, lo spinge dentro la prima e lo copre. Incapace di fare ciò che aveva fatto con Bessi (non vi abbiamo poi detto che fine ha fatto Bessi vero?...) porta fuori le bacinelle in pigiama (non vi abbiamo mai detto quanto freddo fa qui di notte) e senza farsi scoprire abbandona Joeffry alla sua libertà.
GiuFra
- Non verrà specificata quale delle due entità di GiuFra ha vissuto questa esperienza per non violare i diritti della privacy-
GiuFra era intenta a far pipì, quando ad un tratto dai secchi accumulati sotto il lavabo, esce sfrecciando un simpatico topolino. Ci sarebbe da riflettere sia sul termine simpatico sia sul temine topolino!
GiuFra, presa da sgomento, guardava allibita Zigulì che faceva avanti e indietro come un isterico davanti alla porta. Voleva forse uscire?
Di sicuro GiuFra dalla sua posizione non poteva aprirgli l'uscio. Lui terrorizzato è tornato a nascondersi, dando così il tempo a GiuFra di scappare.
La parte più divertente della vicenda è avvenuta durante la cena: GiuFra dice - C'è un topo nel bagno!- le sisters, pur non conoscendo l'italiano hanno capito pensando che GiuFra con bagno volesse dire Panya. A quel punto le comiche! Hanno cominciato a chiedere con veemenza - L'hai uscciso, vero?!- alla risposta negativa stupore allucinato. GiuFra avrebbe dovuto uccidere Zigulì a sangue freddo..
A quel punto GiuFra con Sister Elena, la suora più coraggiosa, è corsa nel luogo del primo incontro per rintracciare il clandestino fuggitivo (sperando in realtà di non trovarlo per non assistere al suo massacro da parte di una dolce e carina suora apparentemente innocente).
Zigulì , per la fortuna di Giufra, ma soprattutto per la sua fortuna, era sparito!
GiuFra approfitta di questo racconto per presentarvi altri due amici.
Froggy: Specie. Boh.. similrana (anche se GiuFra è sempre meno convinta)
Come l'abbiamo conosciuta. Una notte di mezz'inverno GiuFra è stata disturbata da un flebile "Graa". -GiuFra sei stata tu?-No,Giufra, pensavo fossi stata tu!- (ancora non esisteva Ci a cui avremmo dato sicuramente la colpa!) Panico.
Al momento non l'abbiamo avvistata, GiuFra specchiandosi se n'è accorta la mattina dopo.
Di fianco allo specchio appeso al muro c'era una cosina bianca lunga massimo 1.5 cm. Lì appensa contro la legge di gravità, non si è più mossa da una settimana a questa parte. GiuFra sa che è viva solo perchè ogni tanto fa sentire la sua vocina (in realtà GiuFra si è imposta di credere che sia viva per non immaginare dove sia la cosa che fa quel rumore ogni notte).
Joeffry. Specie. Non identificata. Posizione. Zanzariera di GiuFra
Come l'abbiamo conosciuto. Joeffry era lì aggrappato comodamente con le sue lunghe e innumerevoli zampe e la corazza da armadillo.
La parte coraggiosa di GiuFra prende due bacinelle, una la mette sotto il deretano di Joeffry e con l'altra, con un gesto deciso, lo spinge dentro la prima e lo copre. Incapace di fare ciò che aveva fatto con Bessi (non vi abbiamo poi detto che fine ha fatto Bessi vero?...) porta fuori le bacinelle in pigiama (non vi abbiamo mai detto quanto freddo fa qui di notte) e senza farsi scoprire abbandona Joeffry alla sua libertà.
GiuFra
sabato 10 settembre 2011
13 verticale: Ci.. Siamo Noi (sei lettere)
GiuFra oggi ha affrontato la bellissima, temutissima, difficilissima e sorprendentissima impresa: ha portato la macchina fotografica tra i bimbi. Panico!
Che bellezza.. è stato difficile districarsi tra occhi e manine curiose. Ogni bimbo voleva la sua foto, ma soprattutto voleva poi vederla. Voleva toccare la macchina fotografica, prenderla, riempirla di ditate unte, premere tutti quegli strani bottoncini.... e dire "mimi na giulia, mimi na francecsa!" :)
Ma ne è valsa assolutamente la pena. I risultati non sono troppo importanti, ma divertirsi, coccolarsi, sorridere con loro è stato magico. Forse ci vogliono bene. Noi li amiamo.
Il Nostro Sasso ha accolto Ci oggi. [Ci è la parte delirante di GiuFra (chi ci conosce entrambe osi solo immaginare)]
Bello lui.. piatto, liscio, grande, al sole, in alto, accogliente, isolato, ventilato (anca tropo), con una vista spaziale! Stare lassù permette di sentirsi in mezzo all'Africa: si ha l'Africa sotto, l'Africa a fianco e soprattutto l'Africa sopra.. il cielo africano.
Stare lassù apre il cervello.. fa uscire tante emozioni e tanti propositi, ma fa anche entrare tanti pensieri, tante riflessioni. Il chè può portare GiuFra a sentirsi sempre più Ci.
Stare lassù è pace.. è libertà.. è equilibrio.
Stare lassù è stare lassù.
GiuFra & Ci
Che bellezza.. è stato difficile districarsi tra occhi e manine curiose. Ogni bimbo voleva la sua foto, ma soprattutto voleva poi vederla. Voleva toccare la macchina fotografica, prenderla, riempirla di ditate unte, premere tutti quegli strani bottoncini.... e dire "mimi na giulia, mimi na francecsa!" :)
Ma ne è valsa assolutamente la pena. I risultati non sono troppo importanti, ma divertirsi, coccolarsi, sorridere con loro è stato magico. Forse ci vogliono bene. Noi li amiamo.
Il Nostro Sasso ha accolto Ci oggi. [Ci è la parte delirante di GiuFra (chi ci conosce entrambe osi solo immaginare)]
Bello lui.. piatto, liscio, grande, al sole, in alto, accogliente, isolato, ventilato (anca tropo), con una vista spaziale! Stare lassù permette di sentirsi in mezzo all'Africa: si ha l'Africa sotto, l'Africa a fianco e soprattutto l'Africa sopra.. il cielo africano.
Stare lassù apre il cervello.. fa uscire tante emozioni e tanti propositi, ma fa anche entrare tanti pensieri, tante riflessioni. Il chè può portare GiuFra a sentirsi sempre più Ci.
Stare lassù è pace.. è libertà.. è equilibrio.
Stare lassù è stare lassù.
GiuFra & Ci
Nove Pensierini
GiuFra saluta.
GiuFra ha preso un po' di sole (si capisce quale delle sue due personalità ne ha preso di più).
GiuFra non è tutta dritta oggi.
GiuFra non ha dormito.
GiuFra ha sete.
GiuFra ha mangiato della cioccolata quasi vera.
GiuFra loading.
GiuFra è chiusa in una zanzariera.
GiuFra è felice.
GiuFra ha preso un po' di sole (si capisce quale delle sue due personalità ne ha preso di più).
GiuFra non è tutta dritta oggi.
GiuFra non ha dormito.
GiuFra ha sete.
GiuFra ha mangiato della cioccolata quasi vera.
GiuFra loading.
GiuFra è chiusa in una zanzariera.
GiuFra è felice.
giovedì 8 settembre 2011
Watoto Yatima, Tosamaganga
Il Viaggiatore
Il sole ha voluto salutarci quando ha capito che stavamo abbandonando la savana. Lungo le impervie strade che portano fuori dai labirinti di rovi che ci hanno fatto da casa per una settimana..abbiamo assistito ad una splendida alba. L'immensa palla rossa, che di solito vedavamo tuffarsi all'orizzonte con una fretta simile a quella di chi è stanco e vuole andare a riposare, è sbucata quasi desiderosa di illuminare tutto..compreso il nostro viaggio!
Un viaggio senza dubbio tortuoso e rimbalzoso: l'unica strada che collega Dodoma (la capitale) e Iringa (una tra le città più grandi del Tanzania) è sterrata e a dir poco avventurosa. Ci sono progetti cinesi che prevedono nei prossimi anni l'asfaltamento (...).
Le nostre chiappe ne hanno risentito, ma i nostri cuori si sono riempiti fino all'orlo all'arrivo allo Yatima di Tosamaganga (Iringa).
Gli splendidi paesaggi che abbiamo attraversato ci avevano fatto scordare dove stavamo andando, ma appena abbiamo imboccato la stradina dell'Albero Sacro.. il battito cardiaco di GiuFra è accelerato. Entrare dal cancello dell'orfanotrofio è stata un'emozione bellissima e vedere i bimbi giocare e correrci incontro ci ha fatto veramente capire di essere arrivate nel posto giusto. Giusto per GiuFra.
A GiuFra girava la testa in modo impressionante... si deve ancora capire se la causa fosse il lungo viaggio o l'emozione di aver rivisto i suoi bimbi. Forse entrambe le cose. Fatto stà che la prima notte allo Yatima è stata passata quasi in bianco.
Non sappiamo ancora se i bambini ci abbiano riconosciuto e forse non lo sapremo mai, ma il modo in cui alcuni di loro ci hanno guardato, abbracciato e accolto ce l'ha fatto credere. Non abbiamo dovuto ricominciare tutto daccapo per conquistare la loro fiducia, ma è sembrato quasi di riprendere alcuni rapporti speciali lì da dove li avevamo lasciati l'anno scorso.
Ci sentiamo a casa. E' come se dentro avessimo una felicità completa.
GiuFra
Il sole ha voluto salutarci quando ha capito che stavamo abbandonando la savana. Lungo le impervie strade che portano fuori dai labirinti di rovi che ci hanno fatto da casa per una settimana..abbiamo assistito ad una splendida alba. L'immensa palla rossa, che di solito vedavamo tuffarsi all'orizzonte con una fretta simile a quella di chi è stanco e vuole andare a riposare, è sbucata quasi desiderosa di illuminare tutto..compreso il nostro viaggio!
Un viaggio senza dubbio tortuoso e rimbalzoso: l'unica strada che collega Dodoma (la capitale) e Iringa (una tra le città più grandi del Tanzania) è sterrata e a dir poco avventurosa. Ci sono progetti cinesi che prevedono nei prossimi anni l'asfaltamento (...).
Le nostre chiappe ne hanno risentito, ma i nostri cuori si sono riempiti fino all'orlo all'arrivo allo Yatima di Tosamaganga (Iringa).
Gli splendidi paesaggi che abbiamo attraversato ci avevano fatto scordare dove stavamo andando, ma appena abbiamo imboccato la stradina dell'Albero Sacro.. il battito cardiaco di GiuFra è accelerato. Entrare dal cancello dell'orfanotrofio è stata un'emozione bellissima e vedere i bimbi giocare e correrci incontro ci ha fatto veramente capire di essere arrivate nel posto giusto. Giusto per GiuFra.
A GiuFra girava la testa in modo impressionante... si deve ancora capire se la causa fosse il lungo viaggio o l'emozione di aver rivisto i suoi bimbi. Forse entrambe le cose. Fatto stà che la prima notte allo Yatima è stata passata quasi in bianco.
Non sappiamo ancora se i bambini ci abbiano riconosciuto e forse non lo sapremo mai, ma il modo in cui alcuni di loro ci hanno guardato, abbracciato e accolto ce l'ha fatto credere. Non abbiamo dovuto ricominciare tutto daccapo per conquistare la loro fiducia, ma è sembrato quasi di riprendere alcuni rapporti speciali lì da dove li avevamo lasciati l'anno scorso.
Ci sentiamo a casa. E' come se dentro avessimo una felicità completa.
GiuFra
Beee..ero un capretto
Beeenjamin era un capretto.
Heidi un giorno l'aveva salutato. Lui però non le ha fatto ciao! Qesta è stata la sua condanna!
Mercoledì scorso Padre Saverio entrava nella stanza di GiuFra e domanda: " A voi piace cucinare? Ne siete capaci?". GiuFra convinta che volesse una spaghettata in allegria, sicura di sè e un po' spavalda rispondeva: " Certo!"
- La lettura è consigliata ad un pubblico adulto non sensibile al macabro -
Da quel momento la sorte di Beeenjamin era già segnata, GiuFra lo stava per scoprire.
Come ci si immagina una tranquilla domenica pomeriggio? GiuFra ha scoperto che non tutte le domeniche pomeriggio sono uguali!
Domenica 4 settembre ancora meno uguale delle altre: tutto cominciava alle 15.00 (e il cielo si oscurò), nel piccolo chiuso e fumoso cucinino della missione.
La stufa accesa, rovente, fumante e quasi viva ha accolto un tagliere, un coltello, un machete e GiuFra, la quale istruita con molta difficoltà da Devota, la cuoca, iniziava il suo sporco lavoro (ma qualcuno doveva pur farlo): tagliare a pezzi Il Capretto.
In una bacinella rossa (ci chiediamo se in origine fosse così) c'erano dei rozzi pezzi di animale appena squoiato... dal cervello alla coda.
All'inizio GiuFra era timorosa, impedita, un po' schifata e soprattutto cauta. Al primo osso però, quando si fece necessario l'uso del machete, la macellaia che è in lei si mostrò. Un pezzo dopo l'altro Beeenjamin fu pronto per la festa della sera.
Il cucinino e GiuFra nella sua totalità, verso le sei, erano cosparsi di:
- sangue
- budella
- frammenti d'osso
- peli animaleschi
- riso
- pomodoro
- cipolla
- polli (vivi)
- carote
- buccia di patate
- dita grattuggiate
- un sottile strato di fumo a condire il tutto!
Potrebbe non sembrare, ma il bilancio del pomeriggio è assolutamente positivo. E' stato bello condividere delle ore nell'abitudinario delle cuoche, cercare di capirsi con loro e quindi di aiutarsi. L'imbarazzo iniziale a fine gioranta si è trasformato in reciproci ringraziamenti e in chiacchiere e risate.
Alle 19.00, GiuFra fu lasciata andare a prepararsi per la festa. Felice e desiderosa di levarsi lo trato sopre descritto, arrivava in stanza baldanzosa. Aperto il rubinetto... lo sgomento!
Non c'era acqua!
Panico!
Puzza!
Schifo!
Incapacità (o impossibilità) di fare null'altro!
Salvata a 10 minuti dalla festa GiuFra riusciva a lavarsi e ad arrivare alla cena perlomeno presentabile!
La festa è stato un momento importante e divertente, le occasioni da festeggiare erano svariate. La partenza del "prof" per l'univeristà di Dar, grazie alla borsa di studio vinta, la fine dei lavori a Mapera per la pompa dell'acqua e la partenza del "pittore" e di GiuFra.
Il banchetto è stato gradito da tutti i commensali. Il piatto comprendeva : riso bianco, riso pilao, capretto bollito e capretto alla brace, patate al sugo e birra!
Buon Appetito! ...anche a te Beeenjamin...
GiuFra
Heidi un giorno l'aveva salutato. Lui però non le ha fatto ciao! Qesta è stata la sua condanna!
Mercoledì scorso Padre Saverio entrava nella stanza di GiuFra e domanda: " A voi piace cucinare? Ne siete capaci?". GiuFra convinta che volesse una spaghettata in allegria, sicura di sè e un po' spavalda rispondeva: " Certo!"
- La lettura è consigliata ad un pubblico adulto non sensibile al macabro -
Da quel momento la sorte di Beeenjamin era già segnata, GiuFra lo stava per scoprire.
Come ci si immagina una tranquilla domenica pomeriggio? GiuFra ha scoperto che non tutte le domeniche pomeriggio sono uguali!
Domenica 4 settembre ancora meno uguale delle altre: tutto cominciava alle 15.00 (e il cielo si oscurò), nel piccolo chiuso e fumoso cucinino della missione.
La stufa accesa, rovente, fumante e quasi viva ha accolto un tagliere, un coltello, un machete e GiuFra, la quale istruita con molta difficoltà da Devota, la cuoca, iniziava il suo sporco lavoro (ma qualcuno doveva pur farlo): tagliare a pezzi Il Capretto.
In una bacinella rossa (ci chiediamo se in origine fosse così) c'erano dei rozzi pezzi di animale appena squoiato... dal cervello alla coda.
All'inizio GiuFra era timorosa, impedita, un po' schifata e soprattutto cauta. Al primo osso però, quando si fece necessario l'uso del machete, la macellaia che è in lei si mostrò. Un pezzo dopo l'altro Beeenjamin fu pronto per la festa della sera.
Il cucinino e GiuFra nella sua totalità, verso le sei, erano cosparsi di:
- sangue
- budella
- frammenti d'osso
- peli animaleschi
- riso
- pomodoro
- cipolla
- polli (vivi)
- carote
- buccia di patate
- dita grattuggiate
- un sottile strato di fumo a condire il tutto!
Potrebbe non sembrare, ma il bilancio del pomeriggio è assolutamente positivo. E' stato bello condividere delle ore nell'abitudinario delle cuoche, cercare di capirsi con loro e quindi di aiutarsi. L'imbarazzo iniziale a fine gioranta si è trasformato in reciproci ringraziamenti e in chiacchiere e risate.
Alle 19.00, GiuFra fu lasciata andare a prepararsi per la festa. Felice e desiderosa di levarsi lo trato sopre descritto, arrivava in stanza baldanzosa. Aperto il rubinetto... lo sgomento!
Non c'era acqua!
Panico!
Puzza!
Schifo!
Incapacità (o impossibilità) di fare null'altro!
Salvata a 10 minuti dalla festa GiuFra riusciva a lavarsi e ad arrivare alla cena perlomeno presentabile!
La festa è stato un momento importante e divertente, le occasioni da festeggiare erano svariate. La partenza del "prof" per l'univeristà di Dar, grazie alla borsa di studio vinta, la fine dei lavori a Mapera per la pompa dell'acqua e la partenza del "pittore" e di GiuFra.
Il banchetto è stato gradito da tutti i commensali. Il piatto comprendeva : riso bianco, riso pilao, capretto bollito e capretto alla brace, patate al sugo e birra!
Buon Appetito! ...anche a te Beeenjamin...
GiuFra
venerdì 2 settembre 2011
I nuovi amici di GiuFra
Bruno, Clelia, Cinzia, Arturo e Gertrude, Bessi, Nessi e Terminetor...
Vi presentiamo i nosti amici!
Uno alla volta.
Terminetor. Specie: non determinata. Decesso: 1 settembre 2011, ore 9.00 am.
Come l'abbiamo conosciuto. Passeggiava allegramente tra una ciabatta e un tappetino, GiuFra ha avvistato il nero individuo e con agressiva determinazione gli ha spiattellato sopra una ciabatta. Convinta della sua prematura morte, ha sollevato l'arma del delitto, ma Egli a ripreso a passeggiare allegramente come se nulla fosse successo. GiuFra insiste e con la medesima ciabatta lo spiaccica con maggiore forza. Sicura di se e della sua superiorità di essere umano solleva la suddetta. Terminetor, il suo aspetto e la sua vitalità erano invariati. GiuFra decide di infilare il piede nella suddetta ciabatta per "appoggiare" sul nemico anche i suoi leggeri chili. Togliendo accuratamente il piede, la triste verità: l'aspetto era un pò mutato ma la vitalità no. Inorgoglita e arrabbiata per l'apparente vincita di un esserino lungo 2 cm, GiuFra cambia arma, afferra un'altra ciabatta e comincia a percuotere ripetutamente e con violenza l'esserino che pian piano, molto piano, scrocchiando, esalava gli ultimi respiri.
Bessi. Specie: Blatta da compagnia (speriamo). Decesso: non ancora avvenuto (temiamo)
Come l'abbiamo conosciuta. Prendavamo possesso della nostra stanza per la prima volta e lei era lì ad aspettarci. Di dimensioni notevoli e nera come la pece, se ne stava immobile sotto al tavolo. Numerosi furono i progetti per incastrarla sotto una bacinella, ma Bessi e sempre più veloce di GiuFra. Ogni volta che usciamo dalla stanza e rientriamo la troviamo in un punto diverso. Ormai è quasi diventata parte della compagnia, infatti viene salutata ad ogni spostamento di GiuFra. L'armadio è diventato il suo riparo quando non ci sopporta più.
Ultimo avvistamento: 32 ore fa (cominciamo a temere per la sua salute o la sua dipartita). Se avete notizie affrettatevi a contattarci.
Nessi. Specie: Blatta ? Blatta invecchiata ? ..mah. Parentele: Cugina di Bessi. Decesso: vedi sopra.
Come l'abbiamo conosciuta. Una sera entrando in stanza accesa la luce GiuFra avvista sul muro quella che apparentemente poteva sembrare Bessi, ma che aveva un colore assai diverso: era gialla!
Avvistata una seconda volta in compagnia della cugina (forse andavano ad una festa dietro l'armadio), non si è fatta più vedere. Coma etilico?!
Arturo e Gertrude. Specie: Tacchino e Tacchina (o Faraona). Decesso: probabilmente a breve.
Come li abbiamo conosciuti. (Sound of Tacchin) La loro gutturale e fastidiosa voce svegliò GiuFra la prima mattina di permaneza ad Heka. Inoltratasi nella zona faunistica dei terreni missionari, GiuFra scorge marito e moglie tacch che litigavano animatamente (per un buco nel secchio..chi ha orecchie per intendere intenda!). Lei, sprota e vecchia, appollaiata sopra la trave di una porta e Lui, sotto, che andava avanti e indietro rispondendole a tono (fastidioso). Alla fine, stizzito e spazientito, Arturo se n'è andato; Gertrude, moglie fastidiosa ma innamorata, ha tentato supplichevolmente di richiamarlo..ma lui nisba. Una scena memorabile! Speriamo che prima dell'inevitabile cottura facciano pace.
Cinzia. Specie: Giraffa. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuta. Cinzia ondeggiava soavemente, come solo lei sa fare, con la sua solita flemma, piluccando qua e là delle fresche foglioline da un albero o da un altro. L'amicizia fra GiuFra e Cinzia nacque grazie ad un obbiettivo di una macchina-superpofetional-fotografica (grazie genitori Da Re) : GiuFra si apprestava a fotografare un gruppo di giraffe e Cinzia , spinta dalla sua vanità fissa i suoi dolci e grandi occhi nel suddetto obiettivo, stende le orecchie ( "con una orecchia in su e l'altra orecchia in giù "-ndr-) e sorride. Mentre il Pick Up ci allontanava a malincuore da lei, il suo sguardo ci seguiva malinconico.
Clelia. Specie: Uccello pettegolo. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuta. I nostri timpani sono stati perforati e disturbati dalla sua arroganza. Il suo cinguettio continuo ha seguito GiuFra e il suo Pick Up per lungo tempo; fino a che il rischio di investimento (probabilmente volontario) ha fatto nascere un' improbabile amicizia. La conoscenza di Clelia ha permesso a GiuFra di scoprire un sacco di GOSSIPS sulla vita segreta degli abitanti del parco.
The last but not the least.
Bruno (da pronunciare con tono Grave). Specie: Bufalo. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuto.L'abbiamo lasciato per ultimo nonostante sia il primo che abbiamo conosciuto, perchè Bruno sta nel cuore di GiuFra più di tutti gli altri. Ruminava pacatamente sul ciglio della strada, il suo pasto. Per nulla disturbato dal Pick Up, alza l'enigmatico sguardo verso GiuFra e il suo super-mega-zoom. Fu Amore a prima vista, non c'è niente da fare. La tristezza fu quella di una separazione veloce e dolorosa, a causa della fretta dell'autista; ma il suo ricordo e le sue corna ci hanno accompagnate e ci accompagneranno sempre. Sappiamo che anche a Bruno GiuFra è rimasta nel cuore.
Vi presentiamo i nosti amici!
Uno alla volta.
Terminetor. Specie: non determinata. Decesso: 1 settembre 2011, ore 9.00 am.
Come l'abbiamo conosciuto. Passeggiava allegramente tra una ciabatta e un tappetino, GiuFra ha avvistato il nero individuo e con agressiva determinazione gli ha spiattellato sopra una ciabatta. Convinta della sua prematura morte, ha sollevato l'arma del delitto, ma Egli a ripreso a passeggiare allegramente come se nulla fosse successo. GiuFra insiste e con la medesima ciabatta lo spiaccica con maggiore forza. Sicura di se e della sua superiorità di essere umano solleva la suddetta. Terminetor, il suo aspetto e la sua vitalità erano invariati. GiuFra decide di infilare il piede nella suddetta ciabatta per "appoggiare" sul nemico anche i suoi leggeri chili. Togliendo accuratamente il piede, la triste verità: l'aspetto era un pò mutato ma la vitalità no. Inorgoglita e arrabbiata per l'apparente vincita di un esserino lungo 2 cm, GiuFra cambia arma, afferra un'altra ciabatta e comincia a percuotere ripetutamente e con violenza l'esserino che pian piano, molto piano, scrocchiando, esalava gli ultimi respiri.
Bessi. Specie: Blatta da compagnia (speriamo). Decesso: non ancora avvenuto (temiamo)
Come l'abbiamo conosciuta. Prendavamo possesso della nostra stanza per la prima volta e lei era lì ad aspettarci. Di dimensioni notevoli e nera come la pece, se ne stava immobile sotto al tavolo. Numerosi furono i progetti per incastrarla sotto una bacinella, ma Bessi e sempre più veloce di GiuFra. Ogni volta che usciamo dalla stanza e rientriamo la troviamo in un punto diverso. Ormai è quasi diventata parte della compagnia, infatti viene salutata ad ogni spostamento di GiuFra. L'armadio è diventato il suo riparo quando non ci sopporta più.
Ultimo avvistamento: 32 ore fa (cominciamo a temere per la sua salute o la sua dipartita). Se avete notizie affrettatevi a contattarci.
Nessi. Specie: Blatta ? Blatta invecchiata ? ..mah. Parentele: Cugina di Bessi. Decesso: vedi sopra.
Come l'abbiamo conosciuta. Una sera entrando in stanza accesa la luce GiuFra avvista sul muro quella che apparentemente poteva sembrare Bessi, ma che aveva un colore assai diverso: era gialla!
Avvistata una seconda volta in compagnia della cugina (forse andavano ad una festa dietro l'armadio), non si è fatta più vedere. Coma etilico?!
Arturo e Gertrude. Specie: Tacchino e Tacchina (o Faraona). Decesso: probabilmente a breve.
Come li abbiamo conosciuti. (Sound of Tacchin) La loro gutturale e fastidiosa voce svegliò GiuFra la prima mattina di permaneza ad Heka. Inoltratasi nella zona faunistica dei terreni missionari, GiuFra scorge marito e moglie tacch che litigavano animatamente (per un buco nel secchio..chi ha orecchie per intendere intenda!). Lei, sprota e vecchia, appollaiata sopra la trave di una porta e Lui, sotto, che andava avanti e indietro rispondendole a tono (fastidioso). Alla fine, stizzito e spazientito, Arturo se n'è andato; Gertrude, moglie fastidiosa ma innamorata, ha tentato supplichevolmente di richiamarlo..ma lui nisba. Una scena memorabile! Speriamo che prima dell'inevitabile cottura facciano pace.
Cinzia. Specie: Giraffa. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuta. Cinzia ondeggiava soavemente, come solo lei sa fare, con la sua solita flemma, piluccando qua e là delle fresche foglioline da un albero o da un altro. L'amicizia fra GiuFra e Cinzia nacque grazie ad un obbiettivo di una macchina-superpofetional-fotografica (grazie genitori Da Re) : GiuFra si apprestava a fotografare un gruppo di giraffe e Cinzia , spinta dalla sua vanità fissa i suoi dolci e grandi occhi nel suddetto obiettivo, stende le orecchie ( "con una orecchia in su e l'altra orecchia in giù "-ndr-) e sorride. Mentre il Pick Up ci allontanava a malincuore da lei, il suo sguardo ci seguiva malinconico.
Clelia. Specie: Uccello pettegolo. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuta. I nostri timpani sono stati perforati e disturbati dalla sua arroganza. Il suo cinguettio continuo ha seguito GiuFra e il suo Pick Up per lungo tempo; fino a che il rischio di investimento (probabilmente volontario) ha fatto nascere un' improbabile amicizia. La conoscenza di Clelia ha permesso a GiuFra di scoprire un sacco di GOSSIPS sulla vita segreta degli abitanti del parco.
The last but not the least.
Bruno (da pronunciare con tono Grave). Specie: Bufalo. Avvistamento: Mikumi National Park, 27 agosto 2011.
Come l'abbiamo conosciuto.L'abbiamo lasciato per ultimo nonostante sia il primo che abbiamo conosciuto, perchè Bruno sta nel cuore di GiuFra più di tutti gli altri. Ruminava pacatamente sul ciglio della strada, il suo pasto. Per nulla disturbato dal Pick Up, alza l'enigmatico sguardo verso GiuFra e il suo super-mega-zoom. Fu Amore a prima vista, non c'è niente da fare. La tristezza fu quella di una separazione veloce e dolorosa, a causa della fretta dell'autista; ma il suo ricordo e le sue corna ci hanno accompagnate e ci accompagneranno sempre. Sappiamo che anche a Bruno GiuFra è rimasta nel cuore.
giovedì 1 settembre 2011
Acqua, l'oro della savana
L'acqua. Il centro di questi luoghi. E' un bene così raro da essere il fulcro dei pensieri e delle giornate di ogni individuo.
L'altro giorno GiuFra è andata nell'unica fonte naturale presente su questo vastissimo territorio: un laghetto la cui abbondanza muta a seconda dei capricci delle stagioni. Quell'acqua, pur non potendo essere considerata da noi potabile, viene usata per animali e persone (cucina, lavaggio e anche dissetamento). Andare in quel luogo è stato molto bello, ma allo stesso tempo ci siamo sentite estremamente fuori posto; per loro infatti quello è un luogo di vita, nel vero senso della parola. E' anche un punto di incontro di persone da villaggi diversi. Ci sono bimbi che giocano e scherzano nell'attendere il loro turno, donne che chiaccherano lavando i panni, uomini che si aiutano l'un l'altro nel passarsi le taniche e nel riempirle. Dopo tutto questo c'è la fatica di riportare l'acqua nella propria casa, percorrendo strade polverose a piedi o in bicicletta. Nella sfortuna oggettiva la maggior parte di queste persone si considerano fortunate perchè ce ne sono altre che hanno distanze molto ma molto più lunghe da percorrere per raggiungere la fonte d'acqua più vicina. Ad esempio oggi GiuFra è stata in un villaggio (Ipululu) dal quale ogni giorno i pastori partono con le loro mandrie di vacche o capre per portarle a bere: ci mettono 5 ore ad andare e 5 a tornare. La giornata praticamente.
Ovviamente l'acqua diventa l'argomento principe di conversazione quando incontriamo maestri o capi villaggio durante le nostre visite. Vedendo due wazungu la prima cosa che viene loro in mente è chiedere aiuto per la loro necessità più impellente.
GiuFra
L'altro giorno GiuFra è andata nell'unica fonte naturale presente su questo vastissimo territorio: un laghetto la cui abbondanza muta a seconda dei capricci delle stagioni. Quell'acqua, pur non potendo essere considerata da noi potabile, viene usata per animali e persone (cucina, lavaggio e anche dissetamento). Andare in quel luogo è stato molto bello, ma allo stesso tempo ci siamo sentite estremamente fuori posto; per loro infatti quello è un luogo di vita, nel vero senso della parola. E' anche un punto di incontro di persone da villaggi diversi. Ci sono bimbi che giocano e scherzano nell'attendere il loro turno, donne che chiaccherano lavando i panni, uomini che si aiutano l'un l'altro nel passarsi le taniche e nel riempirle. Dopo tutto questo c'è la fatica di riportare l'acqua nella propria casa, percorrendo strade polverose a piedi o in bicicletta. Nella sfortuna oggettiva la maggior parte di queste persone si considerano fortunate perchè ce ne sono altre che hanno distanze molto ma molto più lunghe da percorrere per raggiungere la fonte d'acqua più vicina. Ad esempio oggi GiuFra è stata in un villaggio (Ipululu) dal quale ogni giorno i pastori partono con le loro mandrie di vacche o capre per portarle a bere: ci mettono 5 ore ad andare e 5 a tornare. La giornata praticamente.
Ovviamente l'acqua diventa l'argomento principe di conversazione quando incontriamo maestri o capi villaggio durante le nostre visite. Vedendo due wazungu la prima cosa che viene loro in mente è chiedere aiuto per la loro necessità più impellente.
GiuFra
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